sabato 5 marzo 2011

4. Editoriale di Lorenzo "Jovanotti" Cherubini per l'Unità

Ancora dallo spettacolo. Dal mondo dell'arte c'è ancora qualcuno che alza la testa, che fa la voce grossa, che non si lascia scivolare addosso l'ennesimo tentativo da parte del governo di allargare ancora di più la leva tra ricchi e non. Editoriale bellissimo di Lorenzo, che riportiamo con i link per firmare l'appello per la scuola pubblica.



E' paradossale e inaccettabile che un presidente del Consiglio, chiamato a incarnare e tutelare la cosa pubblica, attacchi frontalmente la scuola statale pubblica e quindi milioni di persone che in questa credono e alla quale quotidianamente dedicano, in condizioni spesso molto difficili, la loro personale fatica: DIFENDIAMOLA.





L'editoriale di Lorenzo Cherubini

in arte Jovanotti



Quando nostra figlia è arrivata all’età della scuola io e mia moglie ne abbiamo parlato e abbiamo deciso: scuola pubblica. Potevamo permetterci di scegliere e abbiamo scelto. Abbiamo pensato che fosse giusto così, per lei. E’ nostra figlia ed è la persona a cui teniamo di più al mondo ma è anche una bimba italiana e l’Italia ha una Scuola Pubblica. Sapevamo di inserirla in una realtà problematica ma era proprio quello il motivo della scelta. 



Un luogo pubblico, che fosse di sua proprietà in quanto giovane cittadina, che non fosse gestito come un’azienda e che non basasse i suoi principi su una dottrina religiosa per quanto ogni religione venisse accolta. Un luogo pubblico, di tutti e per tutti, scenario di conquiste e di errori, di piccole miserie e di grandi orizzonti, teatro di diversi saperi e di diverse ignoranze. C’è da imparare anche dalle ignoranze, non solo dai saperi selezionati. La scuola è per tutti, deve essere per tutti, è bello che sia così, è una grande conquista avere una scuola pubblica, specialmente quella dell’obbligo. 



Io li ho visti i paesi dove la scuola pubblica è solo una parola, si sta peggio anche se una minoranza esigua sta col sedere al calduccio e impara tre lingue. A che serve sapere tre lingue se non sai come parlare con uno diverso da te ? Il nostro presidente del consiglio dicendo quello che ha detto offende milioni di famiglie e migliaia di persone che all’insegnamento dedicano il loro tempo migliore, con cura, con affetto vero per quei ragazzi. 



Tra le persone che conosco e tra i miei parenti ci sono stati e ci sono professori di scuola, maestre, ho una cugina che è insegnante di sostegno in una scuola di provincia. Li sento parlare e non sono dei cinici, fanno il loro lavoro con passione civile tra mille difficoltà e per la maggior parte degli insegnanti della scuola pubblica è così. Perchè offenderli? Perchè demotivarli?  Perché usare un termine come “inculcare”? E’ una parola brutta che parla di un mondo che non deve esistere più. 



La scuola pubblica non è in competizione con le scuole private, non è la lotta tra Rai e Mediaset o tra due supermercati per conquistarsi uno spettatore o un cliente in più, non mettiamola su questo piano... 



La scuola di Stato è quella che si finanzia con le tasse dei cittadini, anche di quelli che non hanno figli e anche di quelli che mandano i figli alla scuola privata, è questo il punto. E’ una conquista, è come l’acqua che ti arriva al rubinetto: poi ognuno può comprarsi l’acqua minerale che preferisce ma guai a chi avvelena l’acqua del rubinetto per vendere più acque minerali. 



E’ una conquista della civiltà che diventa un diritto nel momento in cui viene sancito. Ma era un diritto di tutti i bambini già prima, solo che andava conquistato, andava affermato. La scuola pubblica va difesa, curata, migliorata. 



In quanto idea, e poi proprio in quanto scuola: coi banchi gli insegnanti i ragazzi le lavagne. Bisogna amarla, ed esserne fieri. 




giovedì 24 febbraio 2011

3. "Io sò io...." qualcuno diceva...

Questa notte, tra il 24 e il 25 febbraio, ma di otto anni fa, Roma ancora non sapeva che stava per perdere uno dei più grandi esponenti della cinematografia d'autore. La morte sarebbe stata provocata da complicazioni broncopolmonari conseguenti alla grave malattia che lo aveva colpito negli ultimi mesi e su cui era mantenuto il massimo riserbo. Aveva 82 anni. L'ottuagenario di cui parlo è stato sindaco di Roma per un giorno, Cavaliere di Gran Croce Ordine al Merito della Repubblica Italiana, Medaglia d'oro ai benemeriti della cultura e dell'arte (alla memoria), decine di riconoscimenti in ambito cinematografico e amatissimo da milioni di persone. 
Lui è stato lui, e noi... beh... se sapete continuare questa frase avrete capito che il mio saluto e pensiero va ad Alberto. Alberto Sordi. Capace di essere figlio di un'Italia del dopoguerra, padre dei giovani ribelli degli anni 70, e nonno di chi come me è cresciuto negli anni 90. Il cinico Marchese del Grillo, l'arrivista dott. Guido Tersilli, lo sfrontato Nando Mericoni, lo scettico Roberto Razzi, l'inflessibile Otello Celletti, l'antiquario gentleman Dante Fontana, l'avaro Don Arpagone, il tassista Pietro Marchetti, l'avvocato Giangiacomo Pigna Corelli Inselci... potrei continuare fino allo sfinimento, 150 film come attore e 19 come regista non sono proprio una passeggiata. Attore multifaccia, ha sempre preso in giro l'italiano medio, esasperandone i modi e i pensieri, ma sempre centrando le sue debolezze, le sue fissazioni ed evidenziandone le paure. Uomo genuino, sempre trasparente e mai artefatto, rievoca nell'immaginario comune la figura del compagnone. Nato a Trastevere, ha sempre interpretato la romanità come segno distintivo della sua cultura. A conferma di questo, raccontò un giorno un piccolo aneddoto al Maurizio Costanzo Show. Durante la frequenza dell'Accademia dei Filodrammatici di Milano, l'insegnante di dizione lo chiamò in disparte e gli disse: «Lei dice guèra, ma si dice guèrra». Lui rispose: «Me se strigne 'a gola a di' guèrra». Verrà espulso, proprio a causa della sua dizione dialettale e il diploma lo otterrà in seguito, come privatista. 
Come dimenticare il suo sorriso, la sua voce calda, il suo carisma e la sua bravura sovrannaturale? Non si può, non si deve... 
Grazie Alberto, per tutto quello che hai fatto e raccontato, per le risate e per i pianti, per i momenti di leggerezza e per quelli impegnati, per essere stato TE... Fino alla fine...


Ciao Alberto....









mercoledì 23 febbraio 2011

2. Noi alLIBIAmo...

''Saluto il grande coraggio del mio grande amico Silvio Berlusconi''. Con queste parole il leader libico Muammar Gheddafi ha aperto stasera il suo discorso con accanto il premier Silvio Berlusconi alle celebrazioni in corso alla caserma dei carabinieri 'Salvo D'Acquisto' per il secondo anniversario del Trattato di Amicizia italo-libico. [...]
Per ''fermare'' l'immigrazione clandestina ''la Libia, sostenuta dall'Italia, chiede all'Europa almeno 5 miliardi di euro all'anno'': e' nell'interesse dell'Europa stessa, che altrimenti ''un domani, davanti a milioni di immigrati che avanzano, potrebbe diventare Africa''. Lo ha affermato il leader libico Muammar Gheddafi con accanto il premier Silvio Berlusconi.[...]
fonte Ansa.it 30 agosto, 2010

Questo accadeva nemmeno un anno fà...


(ANSA) - ROMA, 19 FEB 2011- 'No, non l'ho sentito. La situazione e' in evoluzione e quindi non mi permetto di disturbare nessuno': cosi' il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha risposto ai cronisti che gli chiedevano se avesse avuto modo di sentire il leader libico, Muammar Gheddafi, in queste ore, aggiungendo anche di ritenere che Ben Ali sia vivo...

Ieri 22 febbraio, finalmente, il nostro Presidente del Consiglio ha rotto gli indugi... ha preso il coraggio a due mani, e ha deciso di "disturbare" il suo grande amico, occupatissimo ad "accollare" all'Europa e all'Occidente le colpe della guerra civile libica e a sopprimere "drogati e mercenari esterni" con i suoi caccia.
Non sono state rilasciate dichiarazioni riguardo la telefonata, ma dalla Libia fanno sapere che il raìs ha tranquillizzato Silvio, dicendogli che va tutto bene.
Infatti la conta dei morti è salita a più di mille, meglio di così... si muore...
Grande atto di responsabilità comunque del nostro premier, che oltre a chiedere informazioni sul meteo di Tripoli, ha anche rispedito al mittente (Gheddafi) le accuse mosse nei confronti dell'Italia, che la vedevano come come uno degli stati che ha dotato il popolo libico di missili anticarro...
Insomma, tutto è bene quel che finisce bene, e basta con questi fotomontaggi di gente (drogata) che muore, la verità viene raccontata dalle tv libiche, dice il raìs (mi ricorda qualcuno, ma non mi viene in mente) e non è quello che tutto il mondo fa vedere. Per quanto sono folkloristici questi ragazzi libici, scavano fosse comuni.... 


Si legge dal Corriere della Sera: "Sulla situazione a Tripoli il titolare della Farnesina ha riferito alla Camera. Chiarendo prima di ogni altra cosa che sui rapporti Italia-Libia, il nostro Paese ha fatto in passato «quel che doveva fare» e fa oggi «quello che deve fare». «C'è un limite e di fronte a quello che sta accadendo non possiamo non levare la nostra voce» ha sottolineato Frattini, ricordando che la politica estera italiana verso «un Paese che occupa una posizione strategica nel Mediterraneo ha seguito una linea di continuità dagli inizi degli anni '90, con i governi Dini, D'Alema, Prodi e Berlusconi»".



E' stato superato il limite! Bravo Frattini, che a dire il vero preferisco quando fa il vignettista, ma bravo! Qualcuno finalmente, se n'è accorto... Dopo i mille morti scatta la tirata d'orecchie, anche perchè altrimenti all'UE cosa raccontiamo? Che abbiamo grandissimi interessi da proteggere tipo un'autostrada da 3 milioni di dollari? Non sò, aziende gigantesche come ENI e UNICREDIT a grande partecipazione libica? E poi, scusate ma quei famosi 5 miliardi di dollari che ci sono stati dilazionati a 200 milioni l'anno per 25 anni (rinomata la magnanimità del raìs) per fare pace con la Libia? Che li diamo a fare se poi non siamo "amichetti"?!?


Il New York Times, famosissimo giornale di propaganda, nella persona di Roger Cohen ieri scriveva: [...]“La dice lunga sulla miserabile risposta europea alla Primavera Araba il fatto che il personale contributo del Primo Ministro Italiano Silvio Berlusconi agli affari Nord Africani – nella relazione sessuale con una giovane marocchina chiamata Ruby – vinca il premio come performance più abbietta. Ma anche il suo Ministro degli Esteri Franco Frattini non scherza, quando, di fronte alla rivolta in Tunisia dice che la priorità è arginare il fondamentalismo islamico e il terrorismo.”[...]




Ma il problema è molto più radicato... molto più preoccupante... è quello che si pensa in giro...







venerdì 18 febbraio 2011

1. Fardelli d'Italia

Proprio la RAI, la tv dello stato, duramente contestata per via delle scelte manageriali dei suoi dirigenti, nominati dal governo, che ha come capo il proprietario di MEDIASET, il bouquet televisivo antagonista della stessa, che accidentalmente è anche il Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana, con uno dei suoi prodotti mediatici più atteso e sempre contestato, il 61° Festival di Sanremo, riesce a farmi sentire vivo.

Logicamente non è l'evento in se, verso il quale nutro bei ricordi d'infanzia e nulla più, ma è grazie al mitico e poliedrico Roberto Benigni. Pazzo e savio, esagitato ed impegnato, comico e tragico, inimitabile Roberto. 



L'esegesi dell'inno d'Italia, questa marcia che oramai ci fa vibrare il cuore solo nello sport, il più delle volte cantata ma non compresa, anche per colpa di un linguaggio che ormai appartiene ad un diverso momento storico, mi ha notevolmente colpito. Arte pura. Ma come tale, anche lei non compresa da molti. Ho visto commenti in giro sui soldi che Benigni ha percepito (dati in beneficenza a quanto si legge sui quotidiani) sul fatto che le persone tanto osannate dall'attore toscano non erano altro che farabutti, che la storia d'Italia è fondata sulle bugie... Non voglio entrare nel merito se i liberatori sono stati più sanguinari degli invasori, perché non ne ho la preparazione, ma il messaggio che ieri Benigni ha dato a tutti noi, è stato quello di rimanere uniti. Di non perseguire solo un proprio progetto, ma un modello più ampio e di generale utilità. Stringiamoci a coorte. E indipendentemente dalla fede politica indigniamoci davanti alle case regalate alle escort, ai festini con cocaina, alle case di Montecarlo, agli scandali coi trans, alle parentopoli, alle continue figure di merda fatte nel mondo, al senso di impunità, a chi si sottrae al giudizio dopo aver commesso REATI, a chi si vuole difendere fuori da un tribunale. Stringiamoci a coorte e svegliamoci. Altrimenti il sonno profondo, può diventare coma irreversibile...

Per chi si fosse perso l'intervento di Benigni ecco il link:




giovedì 17 febbraio 2011

0. Come in Lost...

...Allo stesso modo, apriamo gli occhi...
Sdraiati a terra, frastornati e con in testa una domanda che come un disco rotto ripete: "Dove diavolo ci troviamo..."

Senza ricordare, purtroppo, il perchè ci si trova in questa situazione. 

Cosa ci ha portato qui, piano piano dovrebbe tornare alla mente... sete di soldi... benessere... vita facile... tutte cose che ognuno di noi brama, anche giustamente. Il problema stà nei modi impiegati per raggiungere questi obiettivi.



Dire che è tutta colpa dei potenti, purtroppo non basta, è una frase vuota, priva di contenuto... Contenuto... Parola che oramai appare desueta... E' come dare la responsabilità a chi non si vede, a chi non si conosce, è come scaricarsela da dosso, incuranti di dove è stata gettata. Ognuno di noi può prendersi la responsabilità, ciascuno di noi, deve, prendersi la responsabilità. E da questo ripartire, vivere di conseguenza. Ma molti di voi possono già aver fatto questa scelta, quella dì essere etici, di agire nell'interesse "anche" di qualcun'altro e non solo di se stessi. Non voglio e soprattutto non posso insegnare come si vive a nessuno, sono molto preso da un'attività che mi porta via quasi tutta la giornata, quella di spiegarlo a me stesso.


Ma se non è di chi comanda, allora di chi è la colpa? Di certo continuando a leggere queste righe, o i post futuri, non lo scoprirete, e non lo scopriremo...
Però parlarne fa bene, fa sentire l'odore della libertà, quella che in un modo o in un altro, poco a poco, col sorriso o con le urla, ci stanno togliendo. 


Ed allora, io intanto mi libero... Leggo, m'informo, rifletto, e poi scrivo... 


Si... Da oggi scrivo, per mantenere memoria, per mia utilità... e siete tutti benvenuti... perchè solo condividendo si può capire quello che si vuole, perchè quello che si vuole deve essere decontestualizzato dalla nostra vita (sarebbe troppo bello e facile, altrimenti) e capire gli altri cosa pensano. Continuare a specchiarsi pensando di essere belli, non porta nulla di buono nel lungo periodo, se non una classe politica, dirigenziale e sociale che tutti noi conosciamo o facciamo finta di non conoscere.